Salah quel che Salah: vi spieghiamo perché, anche se si vincesse contro l’Isis, si è già perso

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Salah quel che Salah: vi spieghiamo perché, anche se si vincesse contro l’Isis, si è già perso

Messaggio  Corrispondenti il 31.03.16 1:02

L'Amico L. ci segnala questo scritto che analizza la situazione attuale.
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Salah quel che Salah: vi spieghiamo perché, anche se si vincesse contro l’Isis, si è già perso

Molenbeek, Bruxelles, Belgio, Europa: “accoglienti”, forse troppo. Riflessioni sulla nuova strage jihadista in un numero di “LucidaMente” dedicato – guarda caso – agli sconvolgimenti demografici

Dopo «Je suis Charlie» e «Pray for Paris», siamo ora arrivati al «Pray for Brussels», con annessa patetica bandierina. Ma perché dovremmo pregare? Forse le stragi di Bruxelles della mattina del 22 marzo 2016 sono scaturite da una catastrofe naturale, quali un terremoto, un’alluvione, la caduta di meteoriti?

3-terrorismo islamicoEsse non sono piuttosto l’immediata risposta all’arresto del terrorista islamico Salah Abdeslam? E, se adoperiamo lo “sguardo lungo”, le carneficine commesse spietatamente nella capitale belga, così come tutte le altre realizzate con freddezza nel Vecchio continente, non sono forse il logico risultato di decenni di folli scelte politiche, militari, migratorie e di “accoglienza”, che hanno allevato fanatici serpenti in tutta Europa? Quanto vale una civiltà che sa solo piangere e pregare usando vignettine buone per i “mi piace” di Facebook? Gli eterni “oranti” si sono sbizzarriti in varie interpretazioni dei massacri, pur di non dover arrivare a quella reale. Il buon papa Jorge Mario Bergoglio le ha attribuite ai “mercanti di armi”.

Scusi, santità, procurarsi del materiale esplosivo per farsi saltare in aria non necessita di “mercanti di armi”: può farlo chiunque, se spinto da un odio e da un fanatismo religiosi disumani. Gli “strateghi” hanno esortato ad abbattere per sempre l’Isis, che sarebbe il mandante di tali ignominie. Ci sembra che Salah e compagni non siano mica sbarcati da imbarcazioni d’assalto battenti l’immonda bandiera nera dell’“autoproclamatosi” califfato, né che abbiano bisogno di particolari istigazioni; sui massacri da compiere hanno già le idee ben chiare.

3-isis bandieraIsil040215it[1]I “patrioti” hanno urlato di chiudere le frontiere. Peccato che gli jihadisti siano già da tempo dentro l’Europa, siano cittadini di nazioni europee e vivano nelle nostre città. In origine, pur se non necessari alle nostre economie e società, accolti in modo cieco, acritico, disordinato, in virtù di infami accordi euro-arabi. Quindi foraggiati dal Welfare State e aiutati dalle loro rispettive comunità, come dimostra il fatto che Salah fosse ben protetto da quattro mesi nella fortezza-Molenbeek, quartiere di una Bruxelles nella quale già il 25% dei residenti è musulmano (addirittura il 40% della fascia di età sotto i 30 anni). A chi esorta “Fuori l’islam dall’Europa” replichiamo che occorreva pensarci prima. E, naturalmente, non è stato fatto. Oggi come si fa a “espellere” quasi 20 milioni di islamici dall’Unione europea (circa 60 milioni complessivi nel continente), la maggior parte dei quali apparentemente “pacifici”? Il problema non sono gli islamici, è l’islam.

Alcuni buonisti attribuiscono la paternità delle stragi alle “aggressioni” occidentali in Medio Oriente o allo “sfruttamento economico” del cosiddetto Terzo Mondo, concetto ormai superato dai tempi. Che le politiche internazionali e militari siano state un disastro (vedi Libia su tutte) è ormai verità ammessa da tutti. È pur vero, però, che altrettante critiche si sarebbero fatte in mancanza di un intervento di contrasto a regimi tirannici e sanguinari. E che nessun cittadino tedesco o italiano si è fatto esplodere nel corso della Seconda Guerra mondiale o successivamente, in reazione alle “aggressioni” angloamericane. E, comunque, se si trattasse di “vendette” contro l’Occidente militare ed economico, perché la strage di Lahore? Non si riesce a concepire l’esistenza di un odio semplicemente religioso e della spietata volontà di distruggere una civiltà ritenuta moralmente inaccettabile?

3-Belgio Bruxelles (2)E che dire del fatto che, a prescindere dall’Occidente, i paesi mediorientali sono sempre stati in continuo conflitto tra loro e al loro interno (vedi guerre Iran-Iraq, eterni conflitti etnici o tra sunniti e sciiti). Per altri “politically correct” (vedi Pensiero unico correct: una risata lo seppellirà?) le cause risiedono in non meglio definite “ingiustizie” e nelle cattive politiche di accoglienza e di “integrazione” dei migranti. Peccato che neanche gli “indigeni” europei godano dell’assistenzialismo e delle agevolazioni concessi agli immigrati e che tutti i terroristi islamici siano cittadini europei di seconda e terza generazione, non emarginati, anzi con un lavoro. Li potremmo definire “borghesi”.

Quello che pochi vogliono vedere è che esiste il Male assoluto, esistono i malvagi, esistono i fanatismi, esistono le ideologie religiose intolleranti e violente che perseguono distruzione e morte e mai saranno sradicate coi buoni sentimenti e col “dialogo”. Che il cancro è già dentro l’Europa, inestirpabile, ed è costituito da milioni e milioni di persone che, nonostante politiche davvero “accoglienti”, comprensive del famigerato “multiculturalismo”, non si sono “integrate”, ma, semmai, hanno disintegrato la società che le ha allevate. E che non hanno accettato costumi, cultura, civiltà occidentali, né mai si adatteranno o acconsentiranno a modernità, progresso, scienza, laicità, democrazia, secolarizzazione, uguaglianza uomo-donna e via dicendo. E hanno già vinto. Più e più volte. In pochi anni sono riusciti a far cambiare modi e stili di vita agli occidentali (vedi Fiorello amaro, i terroristi ci cambiano la vita), i quali vivono ormai in una condizione di perpetua insicurezza. Hanno imposto la loro cosiddetta “cultura”.

3-belgio bruxellesPer non dire che non esiste negli europei l’orgoglio e la consapevolezza, forti e condivisi, della propria civiltà, basata sulle splendide radici comuni, dalla cultura classica al Rinascimento, dal cristianesimo all’illuminismo, dal pensiero scientifico alle conquiste sociali. I benvoluti, blanditi e ben accolti migranti islamici hanno colonizzato quartieri e città, espellendo chi vi risiedeva precedentemente. Soprattutto, in proiezione demografica, saranno, nel corso di qualche decennio, maggioranza. Devono solo aspettare; pure senza bombe. Insomma, in futuro, Salah quel che Salah, ovvero sarà ancora e sempre quello che i tanti Salah allevati nel cuore dell’Europa vorranno perseguire.

Certo, come abbiamo appena scritto, è anche un problema demografico. Gli europei e, in particolare, gli italiani, sono sempre più una popolazione anziana e con un indice di natalità inferiore persino a quel 2,1 di figli per coppia che garantirebbe un numero stabile di residenti. Qualche ipocrita dice che devono essere gli occidentali a fare più figli. Certamente non è verosimile che europei e italiani, uomini e donne, siano improvvisamente diventati tutti impotenti, frigide, sterili, gay, senza amore per la maternità-paternità. Essi genererebbero bambini se le stesse risorse (case, scuola, sanità, assistenza, detassazioni) destinate agli immigrati (con le loro famiglie di cinque figli, mentre nei loro paesi d’origine si limitano a molti meno) andassero alle povere coppie “indigene” di giovani, spesso anche senza lavoro. Insomma, un cane che si morde la coda. Non si fan figli perché non ci sono aiuti statali e non ci sono aiuti statali perché vanno ad altri. Risultato finale: estinzione degli europei, a cominciare dagli italiani.

culla demografiaGuarda caso, il numero di questo mese della nostra rivista è stato dedicato proprio alla crisi demografica. Noi stessi abbiamo scritto nell’articolo di apertura, intitolato provocatoriamente Gli italiani si stanno estinguendo (e, forse, è giusto così), che gli ultimi “numeri” della popolazione del Belpaese elaborati dall’Istat sono disastrosi. Ma il dato più drammatico riguarda il calo della speranza di vita. Cosa sta accadendo? Impressionanti pure i dati diffusi dall’Ufficio Statistica del Comune felsineo relativamente al 2015. Ce ne ha parlato Franco Franchi in A Bologna si nasce di meno, ma, soprattutto, si muore di più.

In qualche maniera collegate alla tematica centrale sono le libere riflessioni di Christian Corsi post “ddl Cirinnà” (Genitori legittimi o a ogni costo?). Insomma, riguardo la maternità surrogata, è sempre accettabile in modo acritico ciò che il progresso della scienza rende possibile? Su problematiche inerenti la famiglia interviene anche, con una propria lettera, Roberto Castelli, vicepresidente dell’associazione Colibrì, che ha denunciato il fatto che dopo la separazione dei coniugi non è affatto certo l’affidamento condiviso dei figli: a soffrirne sono soprattutto i padri (Bigenitorialità dieci anni dopo: il fallimento italiano).

10-disoccupazione giovani (2)Esistono pure spostamenti demografici “culturali”. Aumenta il numero degli italiani all’estero: per gli studenti una crescita culturale da “spendere” al rientro. Ne ha scritto Sara Tonini in Erasmus: non solo cervelli in fuga. E la mente va necessariamente alle povere vittime dell’incidente stradale di Terragona (tredici, delle quali sette italiane) avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 marzo. Proprio il primo giorno di primavera, con tante giovani vite appena sbocciate e subito annientate. Forse, oltre che dalla fatalità, anche da questo folle, convulso movimento di esseri e merci, che chiamano globalizzazione e dalle pensioni che non arrivano, costringendo anziani a mettersi alla guida di un pullman.

Riandando a genocidi un po’ indietro nel tempo, Gabriele Bonfiglioli ci ha narrato de L’Holodomor, una strage dimenticata? Fra il 1929 e il 1933 milioni di ucraini furono sterminati dalle aberranti scelte politiche ed economiche sovietiche. Ancora un recente passato tragico: il 19 marzo 2002, a Bologna, un grande giuslavorista, che aveva capito le future dinamiche del mondo del lavoro e aveva cercato di tutelare i più deboli, veniva trucidato dalle “Nuove brigate rosse”. In occasione della ricorrenza del barbaro assassinio, I socialisti bolognesi e modenesi ricordano Marco Biagi.

14-ebook-libreria-libriCome preferite leggere? È una questione di abitudine e la tecnologia odierna, grazie ai nuovi dispositivi elettronici, ci permette di personalizzare questa esperienza all’estremo, con un nuovo dilemma: digitale o cartaceo? Il quesito è stato posto da Francesco Tavella in Ebook o libro? L’evoluzione della lettura. E, a proposito di lettura e scrittura, come vanno i nostri corsi “bolognesi”, che si tengono, come al solito, presso Unci Formazione, in via Cincinnato Baruzzi 1/2? Per mancanza di iscritti, non si sono avviati i Dialoghi erotici… con ironia (previsti per marzo-maggio 2016). Del perché e del percome parleremo in aprile con un nostro intervento. Altre due iniziative, ormai consolidate, stanno riscuotendo il consueto successo, a partire dal già avviato Corso di scrittura creativa (Bologna, marzo-maggio 2016), giunto alla settima edizione. Vi attendiamo anche al Seminario di scrittura giornalistica e comunicazione audiovisiva (Bologna, aprile-giugno 2016): settima edizione. Avvertendovi, però, che sono rimasti davvero pochi posti disponibili. Affrettatevi.
Rino Tripodi.

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