La MOSTRA del Conad: " L'Abbandono. "

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La MOSTRA del Conad: " L'Abbandono. "

Messaggio  Corrispondenti il 18.12.16 1:00

Dall'Amico R. riceviamo questa simpatica comunicazione.

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"Possa il vostro cammino essere
tortuoso, ventoso, solitario, pericoloso
e portarvi al panorama più spettacolare.”
Simone Coletti

Carissimi Amici e Soci del Mantice: queste parole non sono mie, ma di un celebre fotografo il cui nime, in questo momento, ha scarso valore: prenderà valore e forza nel momento in cui Vi renderete conto dei risultati cui siete arrivati.

Questa mattina, con G., R., L., N., e l’indefettibile C., ci siamo ritrovati nelle ore antelucane, nel parcheggio per prendere posto alla Conad di via Mazzini; il freddo si faceva sentire mentre il vento ululava la sua rabbia perché non era riuscito a farci desistere: noi eravamo arrivati fin lì e lì saremmo rimasti fino all’apertura del Super Store per allestire questa nuova mostra, il prodotto delle nostre fatiche, delle ansie, della paura che non ci fosse posto a sufficienza o che, per un malinteso, un dispetto a fondo perduto, quella non fosse la giornata giusta, il posto inadatto, un cambiamento d’umore o uno sghiribizzo per farci dispetto, per farci diminuire le pretese e aumentare la produzione.

Noi però avevamo uno sguardo risoluto, un atteggiamento molto positivo e siamo marciati intrepidamente sull’obiettivo senza che nulla ci potesse distogliere dal raggiungimento della meta.

Alla fine, attrezzi alla mano, abbiamo cominciato a erigere il perimetro bianco per coprire i vetri che permetteva agli esterni di rendersi conto di quanto stavamo mettendo in opera, poi i ganci ed infine le prime immagini hanno campeggiato ed attirato l’attenzione dei presenti, che si sono premurati di farsi da parte per non intralciare i nostri valenti operatori.

Ad un certo punto, dopo un tentativo fallito di impedirci di attaccare la parete rasente l’ingresso e poi anche quella di fondo, hanno finalmente ceduto alla nostra pressione che non dava adito a diversa soluzione.

E, alla fine di tutto questo e altro che non riporto per umiltà del nostro agire, quando ormai si era giunti ad un intero giro della lancetta grade per la metà del giorno, ha trionfato la potenza e l’insistenza nel portare a termine l’incarico addossatoci.

Soddisfatti, mentre gli avversari rimanevano silenziosamente impotenti a reagire, con un ultimo sguardo circolatorio abbiamo raccolto le armi a terra, nostre e anche quelle degli altri, e,

con un movimento lento e guardingo, ci siamo ritirati fino ai nostri carri; gli aurighi, che evidentemente erano in ansia per la nostra sirte, ci hanno salutati con grandi ovazioni.

Stanche come non mai prima di allora, ma consci che quell’azione ci avrebbe protetti per almeno un semestre, ad un cenno del nostro capo i carri si sono mossi sulla strada del ritorno.

Dalla mia magione, dopo essermi ristorato dalla fatica e dal lungo digiuno, metto queste parole sulla carta per gloria dei miei compagni raccontandovi e dell’impresa compiuta e della vittoria ottenuta. I nostri nomi saranno scolpiti nella pietra e sopra ad ognuno campeggerà una corona di quercia. Fino al 14 gennaio 2017 le cose resteranno in questo modo.

Io, il meno audace e meno forte dei miei compagni, mi sono assunto il compito di mettere per iscritto ciò che è accaduto in questa giornata a gloria imperitura di quanto descritto e di coloro che vi hanno partecipato.

Che la Luce sia sempre con voi.
R.

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